.179.

Piccola osservazione: correre sotto la pioggia non ha prezzo!!!

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.178.

3 chilometri.

Praticamente niente.

Praticamente il semplice riscaldamento di un vero runner, e invece io ero già distrutto.

Ma quello era l’obbiettivo, e quello ho raggiunto.

Adesso serve continuità

.177.

Ok, ci riprovo.

Mercoledì scorso sono andato a correre, e praticmaente l’acido lattico mi è durato fino a ieri mattina.

Oggi è lunedì, quale momento migliore per cominciare?

Ma questa volta ci provo nella pausa pranzo. Mi sono sempre lamentato della lunghezza eccessiva della pausa pranzo (tre ore), non mi resta altro da fare che sfruttarla!

Quindi vado a correre appena finito di lavorare, poi ho tutto il tempo per la doccia e per il pranzo

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Duro risveglio.

I muscoli della bici sono antagonisti a quelli della corsa.

Se poi aggiungiamo che in bici non ci vado da metà agosto e che quest’estate sono anche ingrassato, non è difficile immaginare comeil ritorno alla corsa di due giorni mi stia ancora facendo pagare il lungo periodo di allontanamento. Ho corso solo tre chilometri, ma ho ancora l’acido lattico alle gambe, precisamente sopra le ginocchia.

Praticamente sono da buttare, per fortuna che lavoro seduto!

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Drenaggio di merda.

Bello correre sotto la pioggia.

Specialmente in estate. Giornata che si rinfresca, non si rischia di ammalarsi, il fisico apprezza.

Ma ci sono i soliti inconvenienti. Gli automobilisti non immaginano0 che qualcuno possa correre sotto la pioggia, perciò fanno ancora meno attenzione.

E le strade vergognose del mio paese. Praticamente sono stato costretto a correre in uno strato costante tra i tre e i cinque centimentri di acqua, come se avessi deciso di correre sul bagnasciuga.

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Rieccomi qui.

Tra viaggi mancati, incidenti, lutti, ferie pessime.

Ma si riparte.

Il lavoro (con le sue contraddizioni) è ricominciato.

Mi è tornata improvvisa la voglia di correre.

Meglio inseguirla, non lasciarla allontanare troppo.