.149.

Sta tornando un vecchio dubbio, che credevo di aver messo da parte col tempo: penna o matita?
Mi sono ritrovato tra le mani un portamine comprato qualche anno fa, di dimensioni compatte, comodissimo da portare in giro.
E, ovviamente, ho ricominciato ad usarlo, trovandomi subito bene.
Adesso devo solo trovare delle mine da 0,7 mm 2B (le HB sono troppo dure per i miei gusti).

.147.

Oggi pomeriggio, dopo tanto tempo, sono riuscito a risentirmi un bambino.
Uscita in bici post-lavoro, per cercare di mettermi un po’ in forma. ‘ultima volta feci tutti i miei record, ma ho pagato con una spossatezza che mi ha accompagnato utta la giornata. Così oggi ho deciso di prenderla alla leggera. Tanto, sempre calorie perse sono. E quindi, ho pedalato forte ma non fortissimo, fino a quando non ho visto una strada piena di fango, gentile regalo della pioggerellina caduta ieri sera e stamattina. Non sono riuscito a resistere, mi ci sono buttato dentro senza pensarci troppo.
Che spasso, che divertimento. sono rientrato a casa completamente sporco, la bici da lavare, io da buttare direttamente in lavatrice.
Ma che bello. Non ho neanche sentito la fatica.

.146.

Si immagini, ecco, che questa casa sia un’isola, e che io ci abbia innalzato il mio regno, in questa isola, e mi sia sforzato di farlo il più simile possibile ai miei sogni – o, se vuole, che in fondo è lo stesso, abbia cercato di farlo, questo regno, il più simile possibile al rovescio di tutta la mia paura: al negativo della paura, voglio dire, a quella specie di impronta lasciata dalla paura sulla mia vita.

La tempesta. Emilio Tadini

.145.

Da quando ho deciso (diciamo che sono stato costretto ad abbandonare la corsa causa storta, ma preferisco pensare di averlo deciso io) di uscire in dici dopo il lavoro, è stato automatico l’abbandono del lettore mp3. Con la bici non si scherza. La velocità è molto superiore, gli automobilisti sembra lo facciano apposta a fingere di non vedere i ciclisti. Non posso distrarmi. Però, che cazzo. Fate un po’ di attenzione, voi motorizzato. Ci siamo anche noi sulla strada!

.144.

Usciva la condensa, dalla bocca. Ogni sospiro, ogni pensiero era ben scandito da una nuvoletta impalpabile e incosistente.
Io respiravo a pieni polmoni, per accentuarne l’effetto.
Mi è sempre piaciuto il freddo.

.143.

“Dai, sul serio, non mi va di venire”
“Mica ti sto obbligando” (finto sorriso)
“Non ci rimanere male, è che non posso proprio”
“Figurati, non rimango male per così poco”

Diplomazia di merda.
Certo che ci rimango male. Ogni volta. E ogni volta, testardo, preferisco rimanere solo, indifeso, a costruire dialoghi mentali che non avverranno mai, a immaginare viaggi che non faremo.
Testardo, preferisco continuare a sperare, a sognare.
Senza chiedere l’aiuto di un amico, anche solo la sua presenza.
Da solo.
Con i miei pensieri, i miei sogni, le mie immagini diafane.

Consapevole che, sotto sotto, mi va bene così.